PNALM, piano del parco: il TAR respinge il ricorso di Picinasco

Il tribunale amministrativo regionale del Lazio: "Il Parco può introdurre regole e limiti più stringenti rispetto a quelli del piano paesaggistico". Il presidente del PNALM: "Ci auguriamo che la procedura possa concludersi in tempi rapidi".

 

Il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), uno dei più antichi d’Italia, vede sempre più da vicino il futuro Piano del Parco, il documento che disciplina le possibilità d'uso dei territori e la loro tutela. È quanto deciso dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, che ha ritenuto corrette le scelte dell’Ente Parco e dalla Regione e ha bocciato il ricorso presentato dal Comune di Picinisco. Quest’ultimo, infatti, contestava il provvedimento col quale la Regione Lazio aveva sottoscritto un’intesa per l’approvazione del Piano sul proprio territorio all’interno del quale, nella Val di Comino, ricade proprio il comune di Picinisco.

Il motivo che ha spinto l’ente locale a presentare ricorso risiedeva, in particolar modo, nel rapporto di subordinazione tra Piano del Parco e Piano paesaggistico. I giudici del Tar, nelle sedici pagine di sentenza, hanno rilanciato il principio contenuto nel Piano dell’area protetta secondo il quale, se serve a proteggere l’ambiente, il Parco può introdurre regole e limiti più stringenti rispetto a quelli del piano paesaggistico.

Gli “usi civici” e la tutela ambientale

La sentenza del Tar del Lazio, inoltre, ha fatto chiarezza sul tema della regolamentazione dei diritti di uso civico all'interno di un Parco nazionale. Pascolo, legnatico e semina, ad esempio, possono essere conformati alla “preminente esigenza di protezione ambientale, potendone risultare limitati, in coerenza con la funzione sociale della proprietà, stabilita dall'art. 42 Cost.” e, dunque, regolati tenendo conto in particolar modo del principio di protezione ambientale dei territori interessati.

Cos'è il Piano del Parco

Il Piano del Parco, reso obbligatorio dalla legge quadro n. 394 del 1991, è il documento che disciplina utilizzo e tutela dei territori che ricadono in area protetta, attribuendo alle varie zone diversi gradi di protezione ambientale in base alle loro caratteristiche. Il protocollo deve essere approvato anche dalle Regioni i cui territori ricadono all’interno della zona tutelata e, per quanto riguarda le zone D del Piano a tutela minore, anche dai Comuni interessati.

Le aree protette, secondo l’articolo 12 della legge n. 394, devono essere suddivise in quattro fasce in funzione del differente grado di tutela previsto: A per le zone a Riserva integrale, B per la Riserva generale orientata, C per le Aree di protezione e D per le Aree di promozione economica e sociale. È proprio all’interno di quest’ultima categoria che ricade anche la zona del Comune di Picinisco, in futuro interessata dalla nuova regolamentazione a carattere ambientale promossa dall’Ente Parco.

Le altre fasce, invece, corrispondono a livelli di salvaguardia differenti, e limitano numerose attività antropiche a tutela dell’ambiente. In fascia A, ad esempio, l’ambiente viene conservato nella sua integrità, mentre in fascia B è vietata la costruzione di nuove opere edilizie o il loro ampliamento al netto di quelle strettamente necessarie. In fascia C, invece, le attività tradizionali come agricoltura, pascolo e gestione dei boschi sono consentite solo se compatibili con l’ambiente mentre, nei territori maggiormente antropizzati che ricadono in fascia D, possono essere autorizzate attività di vario tipo e relative alla “vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori”, ma solo se compatibili con le finalità del Parco.

La soddisfazione dell’Ente Parco

La sentenza del Tar, ad ogni modo, ha sciolto un nodo giuridico importante, permettendo al Piano di compiere un passo decisivo verso l’approvazione finale. Per entrare nelle fasi finali dell’approvazione del Piano, infatti, mancava solo il via libera relativo al territorio amministrato dalla Regione Lazio, essendo già arrivati i via libera dai Consigli Regionali di Abruzzo e Molise. 

"Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tar del Lazio – ha affermato ha affermato il Presidente del Parco, Giovanni Cannata –, che rappresenta un passaggio importante per il futuro del Parco e dei suoi territori.  Ci auguriamo ora che la procedura possa concludersi in tempi rapidi, così da poter lavorare tutti insieme, istituzioni e comunità locali, per dare piena attuazione al Piano del Parco e portare a compimento anche il Piano socioeconomico, nell'interesse delle comunità".

I punti di interesse naturalistico del Parco

Inaugurato nel 1922 e istituito ufficialmente nel 1923, il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise tocca le province di L’Aquila, Frosinone e Isernia con una superficie di quasi 500 km2, ed è uno dei Parchi nazionali più antichi d’Italia. Grazie alla sua posizione e al clima non eccessivamente rigido è visitabile in ogni stagione, e al suo interno gran parte di strade e sentieri è chiusa ai veicoli a motore. Per visitarlo, dunque, è opportuno avere un’attrezzatura adeguata ad ambienti di alta e media montagna, mentre alcuni sentieri sono percorribili anche in bici o a cavallo. 

All’interno del Parco si snodano oltre 150 itinerari ecoturistici distribuiti su oltre 250km di percorsi di difficoltà varie, dai sentieri a vocazione turistica a quelli per escursionisti esperti. Tra i punti di maggior interesse, è possibile visitare la Riserva Naturale della Camosciara e l’abitato di Villetta Barrea, nei pressi del quale vivono molti esemplari di cervo, oppure il lago di Barrea, che può essere costeggiato a piedi o in bici proprio come il famoso lago di Scanno, a forma di cuore, in provincia di L’Aquila.