I pini loricati, i vecchi giganti del 'Parco delle meraviglie'

Italus ha 1230 anni, è il più anziano e famoso, ma non è il solo a incantare. Saverio De Marco, guida ufficiale del Parco Nazionale del Pollino. "Con il declino della pastorizia ha ricolonizzato zone dove stentava a crescere".

 

In Italia, quando si parla di montagna, il più delle volte la nostra attenzione si focalizza sulle Alpi. È probabilmente un atto di normale attitudine umana, visto che le vette più alte si concentrano proprio qui, ma è, allo stesso tempo, un errore quasi imperdonabile. Perché? Perché rischiamo di far passare in secondo piano tutto ciò che è custodito nella lunga dorsale dell’Appennino e nelle isole maggiori. La montagna non è fatta solo di aeree creste, di ghiacciai, di pareti verticali da sognare, ma anche della componente “viva”, quella che se per davvero apriamo gli occhi ci sa riportare a una scala di valori che si bilanciano (o addirittura si stravolgono), da nord a sud. È proprio al sud che vogliamo andare oggi, alla scoperta di alcuni alberi che di normale non hanno proprio nulla.

Pino loricato su Serra di Crispo © Saverio De Marco

Il parco delle meraviglie

Il Parco Nazionale del Pollino si estende con i suoi 192.565 ettari, che lo rendono l’area protetta più estesa d’Italia, a cavallo fra la Basilicata e la Calabria. Si potrebbe star giorni a parlare dei suoi ambienti, delle sue tante peculiarità, ma oggi ci concentriamo sulla specie arborea che è divenuta il suo simbolo, il pino loricato (Pinus heldreichii Subsp. leucodermis).
Qualcuno, non avvezzo alle dinamiche botaniche l’ha erroneamente e distrattamente nominato “coricato”, credendo in buona fede che il nome derivasse da quei rami a candelabro che coricati talvolta lo sono per davvero. Il nome invece si rifà alla lorica squamata, un tipo di corazza usata dai soldati romani a cui la corteccia  con placche esagonali assomiglia.


È una specie che, soprattutto nel corso dell’Ottocento ha generato notevoli incertezze tassonomiche, e che è diffusa anche in alcuni paesi della penisola balcanica come Grecia, Albania e Bulgaria. 


Non abbiamo ancora visto però, areale limitato a parte, i motivi che lo rendono così speciale. Innanzitutto la morfologia inconsueta e l’età, fattori che combinati hanno dato dei risultati sorprendenti, con esemplari monumentali dove dominano l’altezza, la circonferenza del tronco e la direzione dei rami, che sembrano talvolta essere stati indirizzati dai venti locali. In sostanza ogni albero ha una propria personalità, scolpita dagli eventi che lo hanno accompagnato nella vita, non di rado ultracentenaria. Gli alberi più famosi, a cui spesso è attribuito un nome, sono infatti esemplari plurisecolari che attirano ogni anno centinaia di appassionati escursionisti.
In media l’altezza massima è di circa 35 m, il diametro del tronco può raggiungere i 2 m e le foglie aghiformi sono lunghe fino a 10 cm e raggruppate in mazzetti di due.

La lorica © Saverio De Marco

Isolati ma non troppo

I pini loricati crescono in gruppi di individui che sembrano voler mantenere le distanze gli uni dagli altri. Singolare è il fatto che spesso si possono osservare anche gli esemplari morti che resistono come dei monumenti pronti a non farci dimenticare il loro tempo passato su questa Terra.
Essi occupano delle nicchie ecologiche ben definite, colonizzando ghiaioni, rupi, creste, praterie in quota, luoghi proibitivi per altre specie arboree della zona. Arriva a vegetare anche a 2000 m di quota.
Come specie viene definita calcifila, cioè che ha bisogno di suoli calcarei, e xerofila, ossia in grado di resistere a periodi prolungati di siccità

Il grande vecchio

Ha la chioma secca e pochi rami vivi: lo hanno chiamato Italus. Chi è? È un pino loricato, e fin qua era ovvio, meno ovvio è il fatto che stiamo parlando dell’albero più vecchio d’Europa datato con metodo scientifico (carbonio 14). Un albero prezioso, che ha “inglobato” nelle sue cellule tutti gli eventi degli ultimi 1230 anni, fra cui i segni delle tempeste cosmiche dell’anno 993 d.C.! All’epoca della sua nascita, nel 796 d.C. Carlo Magno, Re dei Franchi e dei Longobardi si stava accingendo a diventare Imperatore del Sacro Romano Impero.

Abbiamo chiesto all’esperto

Incuriositi siamo andati a chiedere alcune curiosità a Saverio De Marco, guida ufficiale del Parco Nazionale del Pollino.

Sentendo parlare di questi alberi “mitologici” siamo portati a pensare che ce ne siano pochi esemplari. È davvero così? O pochi sono quelli secolari e c’è comunque un rinnovamento continuo?
No, i pini loricati pluricentenari non sono certo pochi. Relativamente all’areale della specie, in generale, si parla di migliaia di esemplari con una superficie complessiva, in Italia, che arriva a circa 3000 ettari. Quelli secolari più rappresentativi e monumentali, tra i più fotografati, si trovano in località abbastanza accessibili, lungo i sentieri: si possono citare innanzitutto i popolamenti Di Serra di Crispo e Serretta della Porticella (Giardino degli Dei), Serra delle Ciavole, quelli dei Piani di Pollino alla “balconata” e i “patriarchi” del Monte Pollino. Altri esemplari belli vivono in zone più impervie e si possono osservare lungo certe vie alpinistiche o in escursioni per esperti. 

"Con il declino della pastorizia ovina e caprina il pino loricato ha ricolonizzato quelle zone dove stentava a crescere". Saverio De Marco

In passato il pascolo di pecore e capre (si pascolava anche in alta quota) impattava sulla rinnovazione delle giovani piante. Con il declino della pastorizia ovina e caprina il pino loricato ha ricolonizzato quelle zone dove stentava a crescere, con piccoli gruppi che di solito si insediano a margine dei popolamenti adulti. Minimo è stato invece l’impatto dei tagli boschivi sul Pinus leucodermis, in quanto ne sono state interessate soprattutto le foreste di faggio e l’abete bianco. Gli incendi per mano dell’uomo invece nel corso del tempo hanno provocato rilevanti danni; uno dei più recenti, nel 2012, ha danneggiato decine di pini pluricentenari del versante sud del Dolcedorme. Si può affermare che la specie complessivamente goda comunque  di buona salute.

Tu accompagni le persone a osservare i pini loricati. Hai qualche aneddoto da raccontarci? Domande strane che ti hanno fatto? Gesti inconsunti che qualche maldestro escursionista ha cercato di fare pur di portare a casa una foto?
Come guida innanzitutto ho osservato tante volte lo stupore che provano i visitatori quando si trovano per la prima volta al cospetto degli esemplari più maestosi scolpiti dagli elementi atmosferici. Ogni tanto si commuovono per la loro bellezza, li accarezzano o li abbracciano come se fossero persone care. Tutti ne apprezzano l’unicità, la particolarità e l’atmosfera suggestiva che riescono a creare. Mi è capitato di andare ai i pini loricati del Giardino degli Dei - durante il Festival dell’Escursionismo a San Severino Lucano - anche con alpinisti famosi come Matteo Della Bordella e Alessandro Gogna, che ha definito il luogo come “uno dei posti più belli al mondo che abbia visto”. 
Mi è successo a volte di richiamare persone che si erano arrampicate sui pini per farsi una foto: è una cosa assolutamente da evitare, perché possiamo fare dei danni. Quando passo con dei gruppi davanti ad un pino dalle maestose radici chiamato “il Patriarca”, raccomando sempre di non salirci sopra per farsi la foto, la corteccia a lungo andare può subire dei danni. 

Poi, ancora più grave, è capitato di incontrare resti di fuochi nell’ambiente del pino loricato (oltre a lasciare tracce visibili possono innescare un incendio o danneggiare le radici). Ricordiamo che il pino loricato è ricco di resina e quindi facilmente infiammabile. La regola aurea è che bisogna avvicinarsi a questi grandi alberi con rispetto, “in punta di piedi”. 

Una domanda strana che mi hanno rivolto recentemente riguardava il “sentito dire” di un’affermazione fantasiosa fatta in TV dalla cantante lucana Arisa sul pino loricato come “albero che deriva dall’agglomerazione di sette semi diversi”. Poi vi sono le classiche domande dei turisti poco informati del tipo: “ma a questi pini loricati ci si può arrivare con la macchina?” o “potresti portarci tu in fuoristrada?”. 
Compito della guida escursionistica è anche quello di adoperarsi per una corretta divulgazione ambientale, in modo da contrastare la disinformazione che è sempre in agguato. Come guide cerchiamo quotidianamente, anche sui social, di indirizzare le persone comuni verso una maggiore comprensione e consapevolezza degli ambienti naturali del Parco Nazionale del Pollino.

Hai qualche ricordo particolare visto che “loro” ormai fanno parte della tua vita?
I ricordi si accumulano con gli anni, visto che  l’ambiente del pino loricato è come se fosse  “casa mia”, dato che da “montanaro” abbastanza sedentario quale sono, lo frequento sia per il lavoro di guida che come appassionato di escursionismo e fotografia, in tutte le stagioni.
I ricordi più vividi restano forse quelli delle prime avventure giovanili, quando andavo spesso in solitaria a scoprire le montagne del Massiccio del Pollino: eccomi ad appena 19 anni da solo, a piedi da casa fino al “Giardino degli Dei”, fu il primo incontro con i pini loricati monumentali; ricordo l’erba dei pascoli dal verde brillante di giugno e lo stupore continuo per le forme particolari di quegli alberi, che regalano uno scenario unico di “wilderness”, una condizione geografica e uno stato d’animo allo stesso tempo. 
E poi le prime escursioni in ambiente innevato, con i pini nella loro splendida veste invernale, ricoperti di neve e ghiaccio, mentre magari imperversava la tormenta con 10 gradi sottozero o la nebbia calava creando un paesaggio in bianco e nero naturale, con i pini che appaiono come “spettri”; e poi le loro cortecce illuminate dalle luci rossastre di tante albe e tramonti. E non posso non ricordare l’incontro con il buprestide splendente, il coleottero più raro d’Europa, un vero gioiello vivente che si trova proprio tra i pini loricati. 

 “I pini loricati, che per me sono anche un simbolo della resistenza dei montanari”. Saverio De Marco

Quello del pino loricato è  un habitat per sua natura mutevole: in quasi trent’anni di frequentazione delle montagne del Pollino, con la macchina fotografica sempre a portata di mano, ho visto esemplari maestosi con le cime spezzate dai fulmini, pini che erano vivi e vegeti cominciare ad insecchire e poi morire, alberi che erano piccoli e bassi crescere e svilupparsi in altezza nel corso dei decenni.
Come dici tu, “loro ormai fanno parte della mia vita”, se ho deciso di tornare a vivere qui sul Pollino dopo gli studi universitari in una metropoli è anche grazie ai pini loricati, che per me sono anche un simbolo della resistenza dei montanari: nonostante le intemperie non manchino, abbiamo radici solide con cui restiamo saldamente aggrappati alla nostra terra.
 

Escursionisti davanti a un pino loricato secco, Monte Pollino © Saverio De Marco