'Respira la montagna': il CAI Lombardia racconta i territori che cambiano

Il progetto del Club Alpino Italiano lombardo ha portato escursionisti e accompagnatori alla scoperta di paesaggi in trasformazione. Durante l’uscita al rifugio Pirlo allo Spino, Ermanno Benedetti ha raccontato il rapporto tra natura, storia e presenza umana nel paesaggio dell’alto Garda bresciano.

Boschi che avanzano, antiche mulattiere, pascoli riconquistati dalla natura e tracce di un passato ancora leggibile: la montagna lombarda racconta una storia in continua evoluzione, con ambienti che si modifica insieme alla storia delle comunità che li hanno abitati. È da questa idea che nasce Respira la montagna, il progetto promosso dal CAI Lombardia per invitare a vivere i territori alpini e prealpini attraverso una lettura più consapevole del paesaggio. Abbiamo intervistato Ermanno Benedetti, esperto che ha accompagnato l’escursione al rifugio Pirlo allo Spino, per approfondire il rapporto tra trasformazioni naturali, storia e presenza umana nel territorio gardesano.

Uno sguardo diverso

Domenica 5 luglio, giornata regionale della montagna, diverse escursioni lungo itinerari distribuiti in Lombardia, dalle Orobie Bergamasche al Parco Nazionale dello Stelvio, dalle Grigne al territorio lariano fino al Garda bresciano, hanno proposto un diverso modo di osservare la montagna: attraverso le foreste, la biodiversità, la memoria storica e il rapporto tra uomo e ambiente. Quella al rifugio Pirlo allo Spino, nel parco Alto Garda Bresciano, ha rappresentato un esempio particolarmente significativo. Il gruppo, accompagnato anche dal presidente della sezione CAI di Salò, è salito da Gardone Riviera verso il Passo dello Spino e il rifugio, attraversando un versante dove il paesaggio racconta secoli di presenza umana e un recente processo di rinaturalizzazione. A guidare la lettura del territorio è stato Ermanno Benedetti, esperto che ha accompagnato i partecipanti lungo il percorso.

“Il bosco racconta anche la storia degli uomini che hanno lasciato questi luoghi” Ermanno Benedetti

Ermanno, perché avete scelto questo itinerario per raccontare la montagna che cambia?
La Val di Sur, tra Gardone Riviera e il Passo dello Spino è un vero libro di storia a cielo aperto. E’ un corridoio storico e geografico tra il Garda, la Val Sabbia e la Val Vestino dove leggere le grandi trasformazioni del territorio gardesano, da un ambiente intensamente vissuto e coltivato a un paesaggio in cui la natura ha progressivamente riconquistato i suoi spazi. Come molte valli trasversali gardesane ha avuto per secoli una funzione importante: basti pensare alla vicina Valle delle cartiere, dove la presenza produttiva risale al Medioevo. Era un territorio molto vitale, fatto di collegamenti, pascoli, cascine e attività quotidiane.

Che cosa può osservare oggi un escursionista lungo il percorso?
Molti restano colpiti dal fatto che il bosco che vediamo oggi è relativamente recente. Dove ora ci sono faggi e castagni, fino a pochi decenni fa c'erano prati, pascoli, cascine e una fitta rete di attività umane. Confrontando le immagini storiche dei primi del Novecento con quelle attuali si nota come un tempo i prati e gli spazi aperti fossero molto più estesi. 

C'è un luogo simbolo di questa trasformazione?
Sicuramente la Cascina Gemelle, dove recentemente i volontari della sezione CAI di Salò hanno riattivato la fontana, e l'antica mulattiera militare. Sono testimonianze di un territorio un tempo molto frequentato e oggi quasi completamente immerso nel bosco. 

“La montagna non è un ambiente immobile: è un paesaggio vivo, dove natura e storia continuano a intrecciarsi e dove ogni segno racconta il rapporto tra uomo e territorio.”

Rinaturalizzazione: bene o male?

La rinaturalizzazione è un fenomeno positivo o negativo?
Ha sicuramente aspetti positivi, perché ha permesso di conservare valori naturalistici e paesaggistici importanti, soprattutto in un territorio come la Riviera del Garda dove l’urbanizzazione è molto intensa. Ma esistono anche criticità: l’abbandono delle aree interne significa perdita di manutenzione di sentieri, ponti, fontane e opere rurali. In alcuni casi viene meno anche quel presidio umano che contribuiva alla gestione del territorio e alla prevenzione di problemi come incendi e dissesto idrogeologico.

Qual è il messaggio che i partecipanti dovrebbero portare a casa?
Che la montagna va conosciuta prima ancora che semplicemente frequentata. Abbiamo voluto proporre una passeggiata che permette sì di raggiungere una quota, ma soprattutto di capire la storia culturale, naturale e antropologica di questi luoghi. Durante l’escursione sono stati osservati anche elementi botanici e naturalistici, dai castani ai faggi, dagli alberi monumentali ai roccoli, fino all’Osservatorio Ornitologico Duse, nato dalla passione del medico Antonio Duse (medico di Gabriele d’Annunzio) per lo studio degli uccelli migratori e oggi punto di riferimento regionale per il monitoraggio delle rotte migratorie.
 Il Rifugio Pirlo allo Spino, che sorge nel parco dell'Alto Garda, a 1.165 metri di altitudine, è ospitato in una struttura nata su un’antica casermetta e recuperata dal CAI di Salò, rappresenta così il punto d’incontro tra storia e natura: un balcone sul Garda e insieme un osservatorio privilegiato per comprendere come cambia la montagna lombarda.

"Conoscere la montagna significa imparare a leggere i suoi cambiamenti: il bosco che avanza, le tracce delle attività passate e i nuovi equilibri naturali che stanno trasformando il paesaggio."

Respira la montagna propone proprio questa chiave di lettura: non solo raggiungere una cima, ma imparare a riconoscere ciò che il paesaggio conserva e ciò che sta trasformando. Cinque le esperienze proposte in questa edizione 2026, distribuite in diversi territori lombardi, ciascuna con una chiave di lettura specifica del paesaggio.