Filo spinato alla Selletta Carteri © Stefano Ardito
Iscrizione sulla vetta del Cauriol © Stefano Ardito
La vetta del Cauriol © Stefano Ardito
Escursionisti sul Cauriol © Stefano Ardito
Monte Cauriol da Selletta Carteri © Stefano Ardito
Una targa sulla vetta © Stefano Ardito
Predazzo e Malga Sadole dalla vetta del Cauriol © Stefano Ardito
Paolo Monelli
Nella catena dei Lagorai, in Trentino, si alza una montagna famosa. Il Monte Cauriol, 2.494 metri, non è alto come la Cima di Cece, né difficile come il vicino Cardinal. A rendere celebre quest’aspra vetta rocciosa è stata la Grande Guerra, che ha visto i fanti e gli alpini italiani scontrarsi intorno e sulla vetta con i Kaiserjäger austro-ungarici, coadiuvati dagli Schützen di Fiemme.
Le fortificazioni
Prima dello scoppio del conflitto, i generali austro-ungarici decidono di fare dei Lagorai un baluardo contro i previsti attacchi italiani. In vari punti della catena sorgono strade lastricate, postazioni, trincee, mentre i forti Buso e Dossaccio controllano la strada di Passo Rolle.
Dopo il 24 maggio 1915 gli alberghi di San Martino di Castrozza, considerata impossibile da difendere, vengono dati alle fiamme, e le truppe italiane occupano Caoria e il Vanoi senza opposizione. Due mesi dopo, all’alba del 20 luglio, i militari del 49° reggimento di fanteria austro-ungarico scendono dal crinale, circondano il paese e le sue frazioni, deportano circa 200 tra uomini, donne e
bambini accusati di aver fraternizzato con i soldati in grigioverde.
Senza aver potuto prendere dei bagagli, insieme a mucche, pecore, asini, muli e cavalli, i prigionieri traversano i 2.182 metri di Forcella Coldosè, poi scendono verso Malga Valmaggiore e Predazzo. In camion e poi in treno, insultati dagli altoatesini perché considerati traditori, vengono condotti nel campo profughi di Mittendorf, presso Vienna, dove alla fine della guerra arriveranno a
concentrarsi fino a 13.000 trentini. Inizia una vita di fame e di stenti, che dura fino al ritorno della pace. “Tutte le malattie infettive presero piede, dal semplice morbillo al pestifero tifo petecchiale, che mietevano ogni giorno vittime sopra vittime. Il dolore morale e fisico, la denutrizione, la mancanza di cure e di medicine giocarono un grande ruolo” racconta il giovane sacerdote trentino Giovanni Panizza, che segue i suoi parrocchiani nell’esilio.
“Tutte le malattie infettive presero piede. Il dolore morale e fisico, la denutrizione, la mancanza di cure e di medicine giocarono un grande ruolo” Giovanni Panizza
La guerra in Lagorai
La guerra combattuta arriva sui Lagorai nell’estate del 1916, quando i comandi italiani ordinano un attacco attraverso la catena. L’obiettivo, ben poco realistico, è raggiungere la valle dell’Adige a Ora, tra Bolzano e Trento, dopo aver traversato la Val di Fiemme. L’attacco al Cauriol viene sferrato il 24 agosto dagli alpini del battaglione Val Brenta.
Per gli austro-ungarici che difendono la vetta, in numero insufficiente e male armati, la battaglia è un incubo. Per gli alpini, che salgono sotto il fuoco nemico, i pendii del Cauriol sono un calvario. Tra le vittime è il sottotenente Attilio Carteri, ucciso sulla sella tra il Piccolo Cauriol e la cima, che poi gli verrà dedicata.
L’alpino Boschét scavalca i reticolati, si lancia contro i nemici ma viene afferrato da due austriaci che lo scaraventano giù per il pendio. Quando torna in cima, trova solo alpini che si abbracciano, e austriaci morti o morenti. Nel pomeriggio del 28 agosto sul Cauriol sventola il tricolore. Nei giorni successivi l’artiglieria austro-ungarica, che spara da Ziano, colpisce la vetta e fa una strage di alpini ma anche di fanti bosniaci colpiti dal fuoco amico.
Il truculento Cauriol
Qualche giorno dopo, con il battaglione alpino Val Cismon, arriva sulla vetta il tenente emiliano Paolo Monelli, che diventerà un giornalista e uno scrittore famoso, e racconterà in Le scarpe al sole la battaglia per il “truculento Cauriol”. Nella sua prosa, i “colpi che picchiano il sasso e sgretolano le rocce” arrivano sulla montagna dove “una distesa di corpi” occupa “la cresta flagellata dal vento”.
Quando arriva un proiettile di grosso calibro, “tutta la cima trema, crolla, s’impenna”. “Ad uno ad uno i vecchi alpini del mio plotone se ne vanno” prosegue Monelli. “Oggi è morto Monegàt il rosso, classe novantatré, sfacciato esploratore, soldato in gamba, buon ragazzo affettuoso”.
“Una distesa di corpi occupa la cresta flagellata dal vento”. Paolo Monelli
A seguito delle cannonate, la vetta si abbassa di sei metri rispetto agli anni precedenti.
Una lezione davanti ai nostri occhi
Oggi la vetta del Cauriol, come la vicina Selletta Carteri, conserva numerosi memoriali di quei giorni. In salita e in discesa si incontrano fortificazioni, fili spinati, tratti di strada selciata. A Malga Sadole, oltre a un memoriale italiano, si vedono la fontana affrescata dagli Schützen di Predazzo, e il piccolo Museo della Grande Guerra creato da Aldo Zorzi, imprenditore e storico dilettante di Ziano,
all’interno del rifugio Cauriol.
Oltre che un luogo della memoria della Grande Guerra, il Monte Cauriol è un ottimo belvedere sui Lagorai e le catene vicine, dalle Pale di San Martino e dal Catinaccio fino alla solitaria Cima d’Asta.
L’itinerario che sale dalla Val di Fiemme, (920 metri di dislivello, 5 ore a/r, E), il più frequentato, inizia da Malga Sadole e dal rifugio Cauriol, 1587 metri, che si raggiungono da Ziano di Fiemme per una comoda strada asfaltata e poi sterrata. A piedi (segnavia 320) si segue la strada militare che sale al Pian de le Madelene, a una sorgente e al Passo Sadole, 2.066 metri, sullo spartiacque, da cui compare la Cima d’Asta.
Da qui un sentiero (segnavia 302) sale aggirando il Cauriol Piccolo, tocca la Selletta Carteri, 2.329 metri, e prosegue a svolte, su terreno roccioso ma facile, fino ai 2.494 metri della cima. In discesa, tornati alla Selletta, si scende a nord sul sentiero della Via Austriaca che riporta al percorso dell’andata toccando altre postazioni.
Una salita da non sottovalutare
La salita dal versante del Vanoi (1.380 metri di dislivello, 7 ore a/r, E) inizia dal rifugio Refavaie, 1116 metri, dove termina la strada asfaltata che arriva da Caoria. Una lunga salita nel bosco, seguendo i segnavia 302, porta a Malga Laghetti e poi in un vallone erboso, alla cui sommità è il Passo Sadole. Si arriva in vetta per l’itinerario già descritto, se si scende per la Via Austriaca occorre risalire per 40 metri di dislivello fino al passo.