Alluvione in Nepal, il bilancio si aggrava: 469 morti, oltre 2.800 feriti

Continuano a mancare all'appello i tre italiani coinvolti. Le autorità cinesi hanno sospeso le operazioni di soccorso in Tibet per il rischio di una nuova esondazione. Si muove la macchina internazionale degli aiuti: per la Croce Rossa servono quasi 27 milioni di euro per aiutare le 93mila persone colipte dal disastro
Immagini dell'alluvione nel distretto nepalese di Nuwakot © Getty Images

 

Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime dell'alluvione in Nepal, mentre i soccorsi sono resi difficoltosi o sono stati addirittura sospesi in alcune zone per il rischio di una seconda esondazione. Nel frattempo si prosegue nella ricerca dei tre cittadini italiani dispersi.

Un bilancio pesantissimo

Il numero delle morti accertate, a venerdì mattina, è salito a 469. Il dato è stato fornito dalla polizia nepalese, mentre i soccorritori sono impegnati nella ricerca di centinaia di persone ancora disperse nella zona al confine tra Nepal e Cina.
 

Il precedente bollettino indicava 390 vittime in Nepal e 3 in Tibet. Mercoledì scorso, le autorità avevano anche segnalato oltre 1.400 dispersi in entrambe le aree colpite dal disastro, un numero che è sostanzialmente raddoppiato: 2.381 sono le persone che risultano ancora non rintracciabili, secondo quanto riportato da Nepal News citando le autorità.

Le operazioni di soccorso

Le operazioni di soccorso nel frattempo proseguono, non senza difficoltà: secondo quanto riferito dal portavoce della polizia finora sono state tratte in salvo 1.545 persone: 644 a Rasuwa, 898 a Nuwakot e tre a Dhading. Una parte dei feriti è stata trasferita e sta ricevendo cure mediche nella capitale, Kathmandu. Tra i dispersi figurano ben 644 cittadini stranieri. Il gruppo più numeroso è quello degli indiani, con 178 persone non ancora rintracciate, seguito da 65 cittadini statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi. Non ci sono novità per quanto riguarda i 3 italiani, Marco Ratto e i due cittadini italo-svizzeri, che ancora mancano all'appello.

La Cina, che in questo momento di prima emergenza rappresenterebbe un aiuto fondamentale nelle operazioni, ha tuttavia già sospeso un intervento o a causa dell'elevato rischio di nuove alluvioni in Tibet. Lo riferisce La CCTV, la più grande emittente televisiva della Cina continentale, spiegando che un lago formatosi a causa dell'enorme accumulo di detriti ha iniziato a tracimare verso l'area nella quale erano dirette le squadre di soccorso, l'esondazione è prevista per il 1 settembre. "Per questo motivo, a tutte le squadre è stato ordinato di rimanere sul posto in attesa di ulteriori istruzioni".

 

In Nepal sono stati emessi avvisi di allerta massima per le comunità che vivono lungo i fiumi Bhote Koshi e Trishuli, in particolare nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Chitwan. Alle persone che vivono lungo le rive dei fiumi è stato raccomandato di spostarsi verso aree più sicure.

L'aiuto internazionale

Nel frattempo si stanno muovendo diversi soggetti a livello internazionale per fornire assistenza operativa ed economica. Medici Senza Frontiere è già sul posto. Ne dà notizia la stessa organizzazione. "La nostra equipe è arrivata in Nepal meno di 24 ore dopo le inondazioni e sta entrando in contatto con le strutture sanitarie per valutare dove e come poter fornire supporto e assistenza alla popolazione".

 

Anche la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa hanno lanciato un appello d'emergenza: la federazione ha stimato in 93mila persone il bilancio delle persone coinvolte a vario titolo nel disastro e in 25 milioni di franchi svizzeri (circa 26,7 milioni di euro) la somma necessaria per fronteggiare l'emergenza e la ricostruzione. "Mentre stiamo ottenendo un quadro più chiaro della portata della devastazione, sappiamo che interi villaggi sono stati spazzati via e che i bisogni cresceranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni - ha dichiarato il segretario generale, Jagan Chapagain -. Le comunità che hanno perso case e mezzi di sostentamento avranno bisogno di un sostegno duraturo mentre si riprendono e ricostruiscono".