Sentieri e cammini in Sardegna, il CAI chiede alla Regione di attuare le norme

Il presidente del CAI Sardegna Pierfrancesco Boy scrive all’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu: «Occorre dare gambe alle disposizioni già approvate». Tra le criticità, carenza di punti tappa, approvvigionamento idrico, servizi e strutture di accoglienza lungo la rete escursionistica dell’isola.

Seicento chilometri attraverso la Sardegna, da Castiadas a Santa Teresa di Gallura, percorrendo il Sarrabus, il Gennargentu, i Supramonti di Barbagia e i territori calcarei tra Dorgali e il Montalbo. È il viaggio affrontato in queste settimane di agosto da alcuni escursionisti del Club alpino italiano lungo il Sentiero Italia CAI, accompagnati in diverse tappe dall’accoglienza e dal sostegno di dirigenti del Sodalizio e amministratori locali.

Un itinerario di grande valore ambientale e paesaggistico che, tuttavia, ha riportato ancora una volta in primo piano alcune criticità della rete escursionistica sarda. Problemi che il presidente regionale del CAI, Pierfrancesco Boy, ha raccolto in una lettera indirizzata all’assessore regionale al Turismo, Franco Cuccureddu, chiedendo alla Regione di rendere operative norme già esistenti ma rimaste finora in parte inattuate.

Le difficoltà lungo il Sentiero Italia CAI

L’esperienza degli escursionisti impegnati in questi giorni sul percorso sardo ha evidenziato soprattutto le difficoltà legate all’approvvigionamento idrico, alla carenza di servizi, alla scarsità di strutture nelle quali pernottare o trovare ricovero e alla necessità di informazioni più capillari sui territori attraversati e sui percorsi, oltre alla tracciatura e alla segnaletica CAI.

Secondo Boy, si tratta di elementi ormai decisivi per lo sviluppo di una vera destinazione dedicata al turismo lento.

«La presenza di tali strutture – scrive il presidente del CAI Sardegna – costituisce oggi uno degli elementi qualificanti dei principali cammini nazionali ed europei ed è presupposto fondamentale per l’attrattività di una destinazione turistica».

La straordinaria qualità ambientale e paesaggistica della Sardegna, sottolinea il CAI, non può da sola compensare la mancanza di servizi essenziali per chi affronta itinerari di più giorni. Carenze che inevitabilmente finiscono anche nelle recensioni, nei racconti di viaggio e nelle piattaforme utilizzate dagli escursionisti per programmare le proprie esperienze.

Una rete regionale di posti tappa

Da qui la proposta avanzata dal CAI di valutare la creazione e il riconoscimento di una vera rete regionale di posti tappa, coinvolgendo Forestas, Comuni, enti locali, associazioni e operatori turistici.

Una rete organizzata consentirebbe di mettere a sistema strutture e servizi esistenti, offrendo agli escursionisti punti di riferimento distribuiti lungo i grandi itinerari e aumentando, secondo il CAI, la capacità della Sardegna di competere nel panorama nazionale e internazionale dei cammini di lunga percorrenza.

Un settore che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente anche nelle politiche turistiche nazionali e che ha trovato un ulteriore riconoscimento nella normativa approvata dal Parlamento nel gennaio 2026.

Rifugi e bivacchi, una legge ancora da attuare

Nella lettera Boy richiama in particolare la Legge regionale 7 novembre 2023, n. 14, che ha introdotto nell’ordinamento sardo le figure del rifugio escursionistico, del bivacco fisso e del bivacco mobile, riconoscendole come strutture funzionali alla Rete escursionistica della Sardegna.

La norma era stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, ma per diventare pienamente operativa necessita ancora del relativo regolamento attuativo, di competenza dell’Assessorato al Turismo.

Per il CAI si tratta di uno dei passaggi indispensabili per superare quella condizione di precarietà che ancora caratterizza una parte importante della frequentazione escursionistica dell’isola.

Tremila chilometri di rete da valorizzare

La Sardegna dispone oggi di circa tremila chilometri di itinerari già tracciati e dotati di segnaletica CAI, un patrimonio che attraversa alcuni dei territori più suggestivi dell’isola e che potrebbe rappresentare una componente sempre più rilevante dell’offerta turistica regionale.

Perché questo patrimonio possa esprimere pienamente le proprie potenzialità, secondo il CAI Sardegna occorre però accompagnare la rete dei sentieri con infrastrutture, servizi e strutture di accoglienza adeguate.

L’appello rivolto alla Regione è dunque quello di partire dalle norme già approvate, rendendole operative e trasformandole in strumenti concreti per chi percorre la Sardegna a piedi. Un passaggio necessario per fare dei cammini non soltanto una straordinaria esperienza nella natura, ma una componente strutturata e riconoscibile dell’offerta turistica dell’isola.