Paralimpiadi, giornata da sogno: poker di medaglie per Bertagnolli, Mazzel, Pelizzari e De Silvestro

I quattro ragazzi del nostro movimento sono l'espressione di una montagna goduta in pieno. Bertagnolli sfreccia a 130 chilometri orari sulle piste ma non disdegna il mondo lento dell'arrampicata, Pelizzari vive lo sci a trecentosessanta gradi. De Silvestro e Mazzel senza limiti

 

Giornata da sogno oggi alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, con un incredibile poker di medaglie che ha acceso i riflettori su quattro ragazze e ragazzi fantastici del nostro movimento. Giacomo Bertagnolli, Chiara Mazzel, Federico Pelizzari e Renè De Silvestro sono i quattro nomi che hanno riscritto la storia dello sci alpino paralimpico italiano, con un oro e tre argenti.

Le emozioni si sono concentrate in due ore da sogno, che hanno dato merito al lavoro e al talento di questi straordinari atleti e hanno dato l'opportunità di parlare di una montagna vissuta come piena realizzazione. Non solo, i medagliati hanno dato la dimostrazione tangibile a noi profani che il concetto di limite è davvero qualcosa che la forza di volontà può spostare oltre l'immaginabile.


 

Una montagna di passione

Il metallo più prezioso è arrivato da Giacomo Bertagnolli, che ha trionfato nella combinata alpina, in contatto bluetooth con la guida Andrea Ravelli che lo ha accompagnato. Bertagnolli da giorni stava girando intorno alla medaglia più importante e dopo avere conquistato un bronzo e un argento, oggi ha guadagnato l'oro, costruendo il successo già dal mattino nel super-G e finalizzandolo nello slalom pomeridiano.

Bertagnolli è trentino, di Cavalese ed è ipovedente fin dalla nascita a causa di una atriofia del nervo ottico. Classe 1999, ha iniziato a sciare quando appena aveva iniziato a camminare, sposando infine la dimensione agonistica a 13 anni, dopo avere giocato anche a hockey. Ha partecipato alle sue prime Paralimpiadi nel 2018, conquistando quattro medaglie, come quattro anni dopo, a Pechino 2022, dove è stato anche portabandiera.

Jack è un appassionato di sport a trecentosessanta gradi ed è un vero uomo di montagna a tutto tondo: molto più che una semplice “macchina da medaglie” ama lo sci in fuoripista e pratica l'arrampicata. La sua indole lo ha portato a cercare soprattutto l'adrenalina e d'altronde non è da tutti sfrecciare su una pista a 120-130 chilometri orari, con solo il 5% della vista rispetto al pieno potenziale. Vivere in Val di Fiemme lo aiuta indubbiamente nella logistica degli allenamenti, ma anche a godere delle sue passioni quotidianamente.


 

Paesi in festa

Compaesana di Bertagnolli – anche se nativa della vicina Val di Fassa- è Chiara Mazzel, che compirà 30 anni giusto tra pochi giorni, il prossimo 19 marzo. La trentina ipovedente ha conquistato la sua terza medaglia alle Paralimpiadi insieme alla guida Nicola Cotti Cottini, battuta solo dall’austriaca Veronika Aigner. A Milano-Cortina, Mazzel sta “spazzolando” tutto il possibile: ha vinto l’oro nel super-G, più due argenti, quello di oggi nella combinata e quello nella discesa.

Le campane hanno suonato in Trentino come a Mandello del Lario, ai piedi della Grigna. Federico Pelizzari ha infatti vinto un altro argento nella combinata slalom standing, per l'orgoglio della sua città. Federico scia a Bormio da quando aveva 3 anni, a 12 lo scoppio di un petardo gli ha provocato la perdita di tre dita e mezzo palmo e da allora riesce a impugnare il bastoncino grazie a una protesi. Classe 2000, entra relativamente tardi nel mondo paralimpico, solo cinque anni fa. Per Pellizzari lo sci va molto al di là della pista: freeride, ski tour, fa parte di una montagna vissuta totalmente. Anche per scalare o per semplici escursioni: la natura per Federico è una seconda pelle.

 


 

Un filo riannodato

 

L'ultimo metallo di giornata – sempre un argento- è arrivato infine da Renè De Silvestro, che nella combinata slalom uomini sitting ha chiuso dietro all’olandese Kampschreur. L'atleta di San Candido, in Alta Pusteria, è una vecchia conoscenza delle paralimpiadi: ex giavellottista e pesista, vive a San Vito di Cadore e scia da una vita. Proprio una caduta in allenamento nel 2013, prima di una gara di sci alpino, gli ha provocato una lesione midollare che avrebbe potuto allontanarlo per sempre dallo sport che ama.

Invece, due anni più tardi Renè ha provato per la prima volta un monosci e da lì in poi ha riallacciato il rapporto con il proprio amore sportivo: “È grazie a mio papà se, all’età di sei anni, ho iniziato a sciare: da quel momento ho sempre fatto questo e continuerò a farlo”.